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Un’avventurosa storia di fantascienza alla scoperta di un intrigante mistero.

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L’autore

Dicono che scrivere la propria biografia sia l’incubo di ogni scrittore. Hanno ragione.

Ho passato una giornata intera a cercare di stabilire cosa scrivere, e come scriverlo in modo da evitare di essere troppo noioso, troppo entusiasta, troppo modesto, troppo arrogante, troppo stringato, troppo prolisso, e tutta una serie di “troppo” che, secondo gli esperti del come scrivere la propria biografia senza scatenare catastrofi assortite, potrebbero far abbattere ogni genere di sciagura sulla mia nascente carriera letteraria. Che menagramo!

Comunque, dicevo, dopo una giornata passata a cercare di seguire i consigli dei professionisti della biografia, l’unica cosa che ho ottenuto è stata un mal di testa di quelli che ti porti nel cuore (strano, vero?), quindi tanto vale che la mia biografia me la scriva a modo mio.

La parte più difficile della propria biografia è la prima frase. “Sono…” Che cosa sono? In tutte le biografie che ho letto, il testo dice chiaramente quale sia il titolo o la qualifica dell’autore, inquadrandolo senza esitazione in una ben precisa categoria di persone. Per carità, non c’è niente di male, ma a me la cosa causa una certa claustrofobia e ansia da prestazione. Una volta pensavo che per poter dire di essere questo o quello – un matematico, un programmatore, o quello che sia – bisognasse conoscere la disciplina in questione per filo e per segno, bisognasse amarne ogni aspetto, e dedicarcisi tutto il tempo. Questo è chiaramente l’approccio sbagliato. Mi ci è voluto un po’ per capire che la filosofia del fare qualcosa è molto meglio di quella dell’essere qualcuno, perché permette di dedicarsi a più cose senza sentirsi intrappolato da nessuna di esse. Poi, se eccelli o meno, o se sei un ‘vero’ matematico/scrittore/programmatore/eccetera (qualunque cosa ‘vero’ significhi, in questo contesto) non importa, fintanto che quello che fai ti piace.

Se avete l’impressione che io sia nel ramo della scienza, ci avete azzeccato. Ho un master in matematica, e ho studiato anche fisica e computer science. Fin da piccolo ho sempre avuto il pallino di smontare quello che mi capitava a tiro per capire come funzionasse (povero Nintendo! E non che abbia capito granché), e la fissazione di diventare un super-scienziato: prima era ingegnere cibernetico (tutta colpa tua, Mega Man!), poi astronomo, poi astrofisico (questa invece è colpa di Star Trek), poi matematico, programmatore, e ultimamente sono sempre più interessato alla biologia. Seguendo la filosofia di cui sopra, ho concluso che potevo essere un po’ tutte queste cose – anche se quello che faccio di astrofisica non va oltre il chiacchierare di buchi neri, viaggi nel tempo, e propulsioni superluminali con la mia ragazza. Dite che conta?

Negli anni ho imparato parecchie cose interessanti, incontrato persone speciali, e intrapreso hobby divertenti, come ad esempio fare ritratti. Un altro hobby è la scrittura, anche se in realtà ce l’ho quasi sempre avuto (non mi pare il caso di menzionare i risibili tentativi di scrivere un romanzo alle scuole elementari… speriamo che adesso vada meglio); altri interessi, ad esempio la recitazione, li ho scoperti solo più avanti, qualche anno dopo essermi trasferito da Milano a Helsinki, Finlandia – l’incantevole Paese dei mille laghi, dei mille nomi diversi per altrettanti tipi di neve, e dal semplice idioma con leggiadra declinazione a quindici casi.

La mia lista di cose che vorrei fare è già fin troppo piena, ma non me ne lascio scoraggiare. Ho pensato che, nel tempo libero, potrei sedere davanti al mio computer con una tazza di Earl Grey e rispolverare La Saga di Elynx, che è rimasta ad aspettare pazientemente per una decina d’anni che mi decidessi a completarla e pubblicarla. D’altra parte, essere amata, odiata, o una combinazione delle due, sono tutti destini accettabili per una serie di libri; rimanere chiusa in un cassetto (o in un computer, di questi tempi), dimenticata persino dal proprio autore, è solo un peccato.